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Sam's Philosophy


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Sono consapevole. Cani, gatti, vacanze, cibi, balletti ed altre espressioni edonistiche della propria esistenza dovrebbero essere ad appannaggio di Facebook, Instagram e chissà quale altra diavoleria social del tutto inutile all'accrescimento della nostra vita (velata polemica che non oso affrontare in questo articolo). Eppure, sento l'esigenza di comunicare, semplicemente esprimere un pensiero che ritengo degno veda la luce.

No. Non dico che sia giusto. Non voglio insegnare niente a nessuno. Non esprimo un insindacabile parere e non devo denunciare nulla.

Voglio solo partire da una osservazione del quotidiano ed esprimere un pensiero.

Se sei arrivato fino a qui, significa forse, due cose. Hai tempo o ne dedichi alla calma dell'approfondimento (merce rara il tempo, quindi grazie a prescindere) oppure hai interesse (evviva la curiosità).

Se invece hai già esaurito sia la prima che la seconda...indovina....il libero arbitrio ti concede la possibilità di ignorarmi, mandarmi a cagare oppure semplicemente scrollare. E pensa...a nessuna delle due parti (io che scrivo e tu che passi ad altro)...in verità interessa. Spettacolare! Non sono polemico. Davvero.


Quindi, questa benedetta considerazione?

Procedo presentando Sam (la faccia pelosa che da il titolo al contenuto).

Sam è un cane. Il mio cane.

Sam è tante cose. Simpatico, espressivo, affettuoso, euforico, dormiglione, diffidente quanto serve, coccolone, viziato, goloso e tante altre cose.

Potrei sciolinare mille e una sfumature di Sam. Dalla meraviglia di vivere in una casa invasa dal suo pelo, che nemmeno in un laboratorio di lana, al fatto che con una scoreggia cambia il clima fino a chiamare telepaticamente la famiglia Giuliacci.

Mi voglio soffermare su un solo aspetto. Sam annusa.

Aspetta. Aspetta. Avrai sussurrato sicuramente un laconico e romanesco "e sti caxxi". Lo so.

Non mi riferisco al normale annusare compulsivo utilizzato dai cani per processare persone, ambiente, altri cani o territorio. Mi riferisco a un gesto che nella frenesia comportamentale di un cane mi stupisce. Almeno nel mio cane.

Sam è capace di correre come un pazzo su un prato erboso, giocare correndo con un altro cane, saltare come un coniglio per prendere una pallina o un bastone, saltarmi addosso per manifestare gioia, spaventarsi per una saracinesca (quelle maledette sono la sua kriptonite) oppure individuare uno scoiattolo su un albero all'improvviso (si come il cane di Up! non ci volevo credere finchè non l'ho visto di persona...e so cosa state pensando....Milano è piena di scoiattoli...miscredenti!).

Ma...esatto...c'è un ma. In tutto questo suo modo di consumare la sua breve (purtroppo) esistenza, che nella migliore delle ipotesi vedrà altri sette anni per la media di un Golden....quando io o qualcuno allunghiamo una mano per porgere un premio o un croccantino, il tempo si sospende per un breve istante prima della famelica appropriazione del cibo.

Sam...annusa. Si ferma. Si inchioda. E' un Golden. E' un cane. Quindi....l'imput è semplice....CIBOOOO! Dovrebbe mangiare ancor prima di aver appoggiato le chiappe per terra al comando di "seduto". Sulla "d" ,alla peggio sulla "t", la mano dovrebbe già essere orfana di qualsiasi cosa.

Invece no. Sam.....si siede. Si prende tempo. Annusa e processa bene cosa stai per dare. Saranno due secondi. Ma pensateci bene, due secondi tra un biscotto e un cane sono una eternità.

E vedi il nasone (che noi rimbecilliti e innamorati chiamiamo "tartufo","liquirizia", "morositas"...) che processa. Due a volte tre secondi e l'esito non è scontato.

Il boccone potrebbe essere accettato, rifiutato o addirittura leccato per confutarne la provenienza e poi....abbandonato sull'asfalto.

Incredibile!

Sam. Un cane che non capisce il gesto infame di quando fingo il lancio della pallina. Una creatura capace di consumare il consueto pasto di ciotola in un tempo che ne vanifica tutto l'amore dedicato nella preparazione.

Un peloso così poco lucido da non capire che sono nascosto dietro a una porta se giochiamo a nascondino (e santo cielo...non dico che devi essere un segugio ma usa l'olfatto!).

Questa creatura, nel bel mezzo della sua vita fatta di stimoli e risposte in decimi di secondi....si ferma e annusa prima di accettare qualsiasi cosa dalla mano.

Annusa per essere certo. Per essere sicuro. Non per sfiducia ma per processare se ciò che vuole è buono, cattivo, commestibile. Decide in risposta a come tutti i suoi sensi vengono ingaggiati da ciò che il naso registrerà in quei due/tre lunghi secondi.

Sam attua un comportamento...una filosofia che è alla base della sopravvivenza;

prima di scegliere raccogli info - valuta registra e dopo...solo dopo...scegli.


E nel modo più elementare che esista, osservo questo innocuo gesto del mio meraviglioso amico a quattro zampe e ragiono su come la sensibilizzazione dei nostri sensi non sia dettata dalla volontà. Non è una scelta. Non è una razionalizzazione. Le nostre scelte di come comunichiamo sono totalmente condizionate da un sistema che "ci vuole" ficcare in bocca un biscotto che non abbiamo scelto in alcun modo.


Usare i sensi è condizionato dal tempo che ci vogliamo dedicare.

Ma come si fa in una società che di tempo non te ne concede?

La scadenza era "ieri". Il bisogno di convertire o fatturare è "subito" e la strategia è soggetta dal "pre-vedere" e non dall'avere una "visione" futura.

Non usiamo nemmeno più la parola "costruire" un business ma diciamo "mettere in piedi" un business. Come fosse un gesto automatico, simile a quello di alzarsi da una semplice sedia.

Certo. Questo perché c'è una mano invisibile che sposta quelle maledette lancette sempre più veloci.

Le spese sono quotidiane. Le incombenze sono scadenze. Le esigenze sono immediate. E la necessità di creare utileprofittoricchezza è così impellente che non hai tempo di capire il come, con chi e a che prezzo.

E facciamo tutto così.

In questa filosofia avara di minuti e secondi, noi:



  • leggiamo notizie

  • apprendiamo nozioni

  • impariamo il lavoro

  • esprimiamo pareri

  • scriviamo post

  • consumiamo contenuti

  • vendiamo noi stessi

  • promuoviamo un brand

  • banalizziamo awareness

  • costruiamo piattaforme web

  • facciamo strategie



Tutto condizionato da 5 step, 7 mosse vincenti, 3 pilastri per, 8 modi vincenti per...

Addirittura con questi sistemi ci vendiamo "modi di essere".

Diventa anche tu:



  • expert

  • leader

  • coach

  • life coach

  • mentor

  • super eroe

  • barba papà

  • gran visir

  • neuro qualcosa

  • consuler agganuè



E sia chiaro...tutto in un battere di ciglio.

E scegliamo partner, soci, apriamo partite iva e "mettiamo in piedi" business con la stessa leggiadra insolenza di chi ha l'idea giusta, previsione di mercato e domanda.

Stiamo mangiando questo sistema senza annusare. Senza sentire. Senza domandarci quale sia il percorso necessario.

Senza razionalizzare il percorso. Le destinazioni e le implicazioni.

E così, come un animale addomesticato dal sistema, abbiamo smesso anche di annusare...di processare le informazioni per quello che davvero dovrebbero essere: stimoli.

Ogni stimolo va lavorato, esplorato, ingaggiato e scelto.

"E ma si fa così". Ma chi lo dice? Davvero...volete dirmi che qualcuno trova clienti da questo sistema? Non scherziamo.

Usando il gergo di Sam e scadendo in una frase che potrà essere volgarotta, dobbiamo tornare ad annusarci il culo! Il business si fa di persona. Si fa prendendosi tempo. Tempo per vedersi, parlarsi, litigare e ritrovarsi. Chiedendosi..."ehi, come va?". Dicendo "non sono d'accordo". Accettando "magari sbagliamo ma facciamolo". Prendendosi la responsabilità di "ora non si può fare ma lavoriamo per...". Ammettendo "non ho la soluzione ma magari insieme..."

Capendo le persone. Conoscendole. Entrando nelle loro realtà. Capendone anche le difficoltà.

Che si torni a mettere in piedi la propria "bancarella".

Nel sistema social del grande mercato, invece, ognuno urla inneggiando al proprio pesce più fresco. Pare che alla fine ci siamo impoveriti tutti!

Il social e la comunicazione dovrebbe essere un mezzo per raccontare i propri valori comunicativi, non per vendere l'immagine di qualcosa che non sei.

Non possiamo consumarla e usarla come un biscotto che nemmeno annusiamo. Senza domandarci chi siamo e come sentiamo il nostro brand.

Torniamo su strada! Ok la digitalizzazione ma torniamo a prenderci tempo per conoscerci. Annusiamo prima di scegliere. Processiamo prima di ogni passo.


Il rischio? Restare a bocca asciutta.

Ma pensiamoci bene...a forza di mangiare senza prenderci tempo, qualsiasi cosa ci passi sotto il naso ha smesso di essere importante. Abbiamo tutti la panza gonfia di niente e il palato vuoto di molto.

Facciamo come Sam. Impariamo ad annusare. Prendiamoci tempo.

Dire NO è una scelta, se ponderata.

Non essere parte di questo sistema non è esclusione. Forse, a volte, può essere quella disobbedienza che ti salva la vita.

Perché in fondo, anche nel business e nella comunicazione, basta solo fermarsi un attimo e pensare se una cosa è giusta per te oppure no. Nel mio caso, oggi, era parlare di Sam.

Non serve piacere a tutti. A volte basta essere in pochi a trovarsi.

Mia personale citazione....

La comunicazione dovrebbe essere come uno specchio. Dovrebbe importare quanto di te riconosci nell'immagine che riflette.

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